<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<?xml-stylesheet title="XSL formatting" type="text/xsl" href="/atom.xsl" ?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xml:lang="it">
<title>Diego Velazquez</title>
<link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://velazquez.myblog.it/atom.xml"/>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://velazquez.myblog.it/" />
<subtitle>La vita e le opere di Diego Velazquez. L'ultimo degli artisti alchemici rinascimentali.  La dimensione creativa della sua percezione è ancora insuperata.</subtitle>
<updated>2012-04-04T02:38:58+02:00</updated>
<rights>All Rights Reserved blogSpirit</rights>
<generator uri="http://admin.blog.virgilio.it/admin/" version="6.0">MyBlog</generator>
<id>http://velazquez.myblog.it/</id>
<entry>
<author>
<name>diegovelazquez</name>
<uri>http://velazquez.myblog.it/about.html</uri>
</author>
<title>La fucina di Vulcano</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://velazquez.myblog.it/archive/2007/04/01/la-fucina-di-vulcano.html" />
<id>tag:velazquez.myblog.it,2007-05-09:1019184</id>
<updated>2007-05-29T10:20:56+02:00</updated>
<published>2007-04-01T18:35:00+02:00</published>
<category term="Sapere e Libri" scheme="http://www.blogspirit.com/ns/types#category" />
<summary>        Dipinsi&amp;nbsp;questo quadro nel 1630, sei mesi dopo il ritorno dal mio...</summary>
<content type="html" xml:base="http://velazquez.myblog.it/">
&lt;br /&gt; &lt;img border=&quot;0&quot; align=&quot;top&quot; width=&quot;479&quot; src=&quot;http://album.foto.alice.it/MmY3NTczNjU3MjczMmY3NjY5NzI3NDc1NjE2YzVmNzU3MzY1NzI3MzJmNjY2Zjc0NmY3MDcyNjU3NjY5NjU3NzJmMzEzNDMxMmY3MDY5NjU3NDcyNmY2ZTY1Njc3MjY5MzU0MDc2Njk3MjY3Njk2YzY5NmYyZTY5NzQyZg%3D%3D/medium_5cc1d51577ff037cdce3ed74173fc29e/view_foto.php&quot; height=&quot;392&quot; style=&quot;width: 479px; height: 392px&quot; /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Dipinsi&amp;nbsp;questo quadro nel 1630, sei mesi dopo il ritorno dal mio primo viaggio in Italia.&lt;br /&gt; A Roma ero rimasto estasiato&amp;nbsp;dall'odore di cibo buono&amp;nbsp;che si percepiva in ogni&amp;nbsp;piazza della città e ovviamente dai ruderi, ma la cosa più sorprendente&amp;nbsp;fu&amp;nbsp; che mi trovai coinvolto a&amp;nbsp; parlare di arte, mitologia e spiritualità con il Cardinale&amp;nbsp;Brighenti, un prelato molto erudito di alchimia e filosofia.&amp;nbsp; Trascorsi molte sere con lui a porre domande e interrogarlo sui principi della scienza alchemica che da sempre mi attirava , ma che non avevo mai avuto modo di affrontare&amp;nbsp;nella mia patria.&amp;nbsp;In terra di Spagna l'alchimia era associata agli Ebrei, alla Kabbala, al paganesimo e quindi ritenuta opera del diavolo,&amp;nbsp; pratica sacrilega e sovversiva. A Roma invece, nonostante&amp;nbsp;la presenza del potere papalino avvertibile in ogni&amp;nbsp; momento della&amp;nbsp;giornata, l'alchimia era ritenuta un argomento&amp;nbsp;salottiero, da condividere&amp;nbsp; tra un boccone e l'altro, quasi a mitigare l'eccessivo rigore morale imposto dai costumi religiosi.&amp;nbsp;&amp;nbsp;Il tema del quadro mi fu ispirato da un piccolo dipinto rinvenuto dal Cardinale nella stessa bottega in cui aveva lavorato Michelangiolo Merisi, detto il Caravaggio.&amp;nbsp; La scena rappresentava un avvenimento della mitologia greca e, per molti versi, ha un carattere tragicomico.&lt;br /&gt; Apollo entra nella fucina di Vulcano e&amp;nbsp; lo informa, con fare un pò pettegolo, che&amp;nbsp; Venere, la sua bellissima moglie, lo tradisce con il giovane e aitante Marte.&amp;nbsp; La scena&amp;nbsp;appare ancora più&amp;nbsp; comica se si considera che il povero Vulcano&amp;nbsp;sta forgiando, insieme ai suoi quattro aiutanti, una corazza per il suo rivale in amore.&lt;br /&gt; Vulcano è il dio dei metalli. I metalli rappresentano, per la poetica alchemica, i fattori mentali che evolvono dalla pesantezza del piombo alla brillantezza dell'argentum vivum.&lt;br /&gt; Attraverso lo studio costante delel discipline umanistiche, rappresentate dai quattro aiutanti, l'alchimista apprende l'arte di contenere la pulsione sessuale (la corazza) e trasformare la libido (marte)&amp;nbsp;in amore, creatività e&amp;nbsp; percezione dei bisogni altrui (Venere).&lt;br /&gt; Ma perchè allora Venere&amp;nbsp; sposa Vulcano e poi lo tradisce con Marte?&lt;br /&gt; Le donne (venere) sono attratte dagli uomini&amp;nbsp; intelligenti, cioè da coloro che&amp;nbsp; entrano nella&amp;nbsp; fucina di Vulcano per&amp;nbsp; evolvere&amp;nbsp; la pigrizia mentale in&amp;nbsp; attenzione, concentrazione e&amp;nbsp; capacità di sintesi. Tuttavia non sopportano di&amp;nbsp; rimanere al fianco di studiosi, pensatori o intellettuali che&amp;nbsp;vivono di elucubrazioni troppo profonde per&amp;nbsp; essere condivise da tutti. Venere preferisce infatti&amp;nbsp; imparare&amp;nbsp;attraverso le immagini e frequentare le sale dei musei, dei cinema e&amp;nbsp;le pagine patinate delle riviste. La&amp;nbsp; verità, come insegnano i greci, non si trova nelle profondità del sottosuolo (Vulcano), ma sulla superficie delle cose, nelle immagini riflesse dalla realtà così come si percepisce allo sguardo. Lo sguardo e la percezione sono&amp;nbsp;&amp;nbsp;le facoltà cognitive di Venere che l'artista deve imparare ad acquisire ed utilizzare in ogni momento della sua vita per non correre il rischio di essere abbandonato dall'amore e&amp;nbsp;dalla bellezza, o di perdere occasioni di gioia e di successo. Ciò significa che le esperienze di contenimento delle passioni e delle pulsioni&amp;nbsp; avvengono sotto l'egida di Venere, ovvero attraverso la frequentazione delle donne che molto hanno da insegnare sotto questo aspetto. I libri e le materie umanistiche e scientifiche sono importanti per affascinare e sposare Venere, ma poi deve subentrare la volontà di mettersi in gioco e indossare l'armatura di Marte, metafora di una precisa conoscenza di come congiungere alchemicamente le&amp;nbsp; qualità maschili con quelle femminili (coniuncto oppositionis).&lt;br /&gt; Questa è la cultura apollinea dei Greci, illuminata dalla conoscenza dei processi di trasformazione della psiche (le ninfe) , in anima (donne) e coscienza di sè (le Dee dell'Olimpo).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;
</content>
</entry>
</feed>
